Piccoli italiani si trasferiscono a Londra: ecco i segreti per aiutarli a diventare bilingue

E' compito dei genitori decidere quale metodo usare per rendere il proprio bimbo bilingue basandosi sula propria situazione familiare e sull'ambiente che li circonda

bambini bilingueVivere a Londra è il sogno di tante persone: poter risiedere in una città dall’aspetto affascinante, ricca di opportunità lavorative, con una lunga storia alle spalle è spesso un richiamo irresistibile… per gli adulti. Ma trasferirsi nella capitale inglese portando con sè tutta la famiglia a volte può creare qualche disagio, soprattutto ai propri figli. I nostri bambini si troverebbero infatti trasbordati dall’Italia ad un Paese straniero senza conoscerlo (ma a questo si può porre rimedio facilmente organizzando gite ed ‘escursioni’ nei week end), ma soprattutto senza conoscere la lingua della città ‘di adozione’. E allora, come fare in modo che i piccoli si sentano a loro agio e che riescano, magari, a comperare anche solo un pacchetto di caramelle in modo indipendente, senza che però dimentichino la loro lingua madre? La risposta è semplice: aiutandoli a diventare bilingui, un’opportunità che per i nostri bambini non rappresenta solo una fortuna, ma un dono prezioso, dal momento che l’inglese è ormai considerato lingua universale. Ecco alcuni consigli per facilitare questo grande passo ai nostri piccoli.
E’ innanzitutto importante ricordare che gli studiosi sostengono che il bambino, fin dalla nascita, è perfettamente in grado di assimilare due o più lingue, se a queste è esposto sufficientemente. vanno quindi superati i preconcetti più comuni che volgiono che il bambino che vive a contatto con 2 o più lingue le confonderebbe tra loro e non ne svilupperebbe nessuna adeguatamente. Gli studi e l’esperienza pratica dicono proprio il contrario: i bambini bilingui non mescolano mai le lingue fra loro se non volontariamente ed hanno padronanza del linguaggio esattamente come i loro coetanei monolingue. In realtà nel cervello di un bambino bilingue si creano pian piano due distinti e differenti apparati linguistici da cui il bambino attinge al bisogno. Come dire, in pratica, che il bambino usa due “scatole magiche” separate da cui tira fuori le parole e le espressioni che gli servono in quel momento.
Esistono infatti due fondamentali capacità spontanee aiutano il bambino nella costruzione del suo linguaggio futuro: quando attorno ai quattro o cinque mesi il piccolo inizia la “lallazione” (cioè l’emissione di suoni ripetitivi del tipo dadada o gugu) emette dei suoni tipici ripetuti che sono praticamente gli stessi per tutti i bambini del mondo. Solo più tardi, copiando gli adulti, il bambino dimentica suoni e inflessioni che non appartengono alla sua lingua, questo significa che, alla nascita, ogni bambino è perfettamente in grado di riprodurre qualsiasi suono vocale con cui venga a contatto e se i suoni con cui viene a contatto appartengono a più lingue il bambino li assimilerà tutti e non li dimenticherà più. Un’altra capacità nei bambini molto piccoli che sembra essere assolutamente spontanea nel loro sviluppo, è quella di riprodurre le forme grammaticali della propria lingua automaticamente senza doverle studiare, prima di ogni contatto con la scuola. Il riprodurre le regole da parte del bambino quindi non è solo un semplice copiare l’adulto, ma sembra che il bambino abbia una specie di capacità “creativa” nel formulare le proprie frasi. Ma queste due speciali capacità del bambino molto piccolo, diminuiscono e poi scompaiono quasi del tutto fra gli otto e i dodici anni. Dopo questa età, le complicazioni sociali e comportamentali che entrano in gioco rendono difficile l’acquisizione spontanea della lingua, è quindi importante che il bambino venga messo in contatto con una seconda lingua prima di questa età cruciale.
Dopo questa età imparare una lingua potrà comunque essere facile , ma sarà “a tavolino”, cioè con lo studio sistematico con tutto ciò che esso comporta. Va da se’, quindi, che è preferibile iniziare a parlare al bambino in due lingue fin dalla nascita. Se un bambino viene esposto alle due lingue fin dall’inizio penserà che il mondo è fatto così e lo troverà assolutamente normale e accettabile. Bisogna infine scegliere per il bambino un modo per avvicinarlo alla seconda lingua e non cambiarlo più. Questa scelta dipende in genere dall’ambiente e dalla situazione familiare in cui si vive. In genere i metodi sono due: “una Persona, una Lingua” o “un Ambiente, una Lingua”. Nel primo caso sarebbe opportuno che ambedue i genitori parlassero o cercassero di imparare anche l’inglese.
Parlando alternativamente l’inglese e l’italiano in famiglia si crea per il bambino un ambiente più armonioso. Ci sono poi i casi in cui ci si trasferisce a Londra in seguito a matrimonio con un inglese. Se la madre è italiana e il papà londinese, in genere l’acquisizione spontanea e precoce della seconda lingua è più semplice. Questo a patto che la mamma si rivolga al bambino sempre nella sua lingua (e traduca ciò che dice in presenza di persone del luogo) e non cambi in seguito il suo modo di fare. Le cose sono però generalmente più difficili se è il padre ha parlare inglese. In questo caso la convinzione che l’eventuale bilinguismo del bambino è assolutamente prezioso per lui deve assere forte e radicata. In questa situazione il papà dovrebbe comunque scegliere di parlare sempre la sua lingua con il bambino, mentre entrambi i genitori dovranno dedicare maggiore attenzione alla sua educazione bilingue supportandolo frequentemente con interventi rafforzativi della seconda lingua. Nel caso di genitori italiani che vivono a Londra, il metodo “un Ambiente, una Lingua” è, almeno all’inizio, di più facile applicazione.
I genitori possono parlare italiano a casa e parlare inglese in tutte le altre situazioni. Come si vede i metodi per aiutare un bimbo a diventare bilingue sono diversi e più o meno facili, quello che però non va dimenticato è che uno sforzo da parte dei genitori è assolutamente necessario, ma verrà sicuramente ripagato dalla consapevolezza che imparare a parlare e scrivere con facilità sia in italiano che in inglese sarà, per il bambino, un bagaglio culturale che nella sua vita avrà un’importanza notevole, al punto di poter decidere, ovviamente in positivo, il futuro sociale e lavorativo del piccolo.



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