Londra e Inghilterra: perché il contributo italiano serve

Ormai le ondate migratorie che stanno arrivando in Europa stanno facendo saltare i nervi anche agli impassibili inglesi. Con conseguente perdita di lucidità

Questione di percezione

londraA parte che le migrazioni sarebbe il caso di cominciare a considerarle come un’opportunità, ma nel caso specifico dell’emigrazione italiana in Inghilterra sarebbe anche giusto dire quali benefici sta portando al paese ospitante. Ormai sono sempre più frequenti le esternazioni dei politici inglesi che vorrebbero limitare anche la libera circolazione delle persone all’interno dell’Europa e, quindi, anche degli italiani nel Regno Unito. Ma, con un po’ più di buon senso e un po’ più di lungimiranza matematica, si può tentare di far capire perché a Londra e alla Gran Bretagna il contributo italiano serva eccome. In un’ottica meramente mercanteggiante, capace solo di basarsi sul teorema costi-benefici vediamo allora di capire gli aspetti positivi cercando di ragionare con i numeri che ai politici piacciono tanto.

Contributi fiscali

Visto che i politici inglesi sembrano preoccuparsi solo (anche per motivi elettorali) del fatto che gli stranieri sarebbero solo una spesa per il sistema sociale, ricordiamo loro che i lavoratori europei e quindi pure italiani, presenti in Gran Bretagna, nel decennio che va dal 2000 al 2011 hanno versato, sotto forma di contributi, qualcosa come oltre 22 miliardi di sterline. E secondo uno studio riportato dal magazine on line L’ItaloEuropeo, un lavoratore italiano in Inghilterra da allo stato inglese, in media, un 34% in più rispetto a quello che riceve. Per non parlare semplicemente di quanto spendano gli italiani che vivono nella sola Londra. Soldi che rientrano nella dinamica economica e di cui beneficia tutta la città.

Sempre secondo la stessa rivista c’è un altro elemento interessante da tenere in considerazione quando si parla di quanto serva il contributo italiano in Gran Bretagna. Abituati come siamo a parlare male di noi stessi, noi italiani forse non sappiamo una cosa: molti degli italiani che emigrano in Inghilterra sono più giovani e più istruiti degli inglesi. Un sondaggio fa emergere che il 50% degli interpellati ha meno di 30 anni e che si confronterà con una forza lavoro inglese destinata a superare i 50 anni nel prossimi cinque anni.

Come se non bastasse, vista la generale preparazione universitaria dei molti immigrati europei in Inghilterra, e visto che il costo per tale preparazione è quasi sempre a carico dei paesi di provenienza, se l’Inghilterra avesse dovuto pagare l’istruzione dei migranti europei che hanno lavorato qui nello stesso decennio preso in considerazione prima (2000-2011) avrebbe dovuto tirare fuori quasi sette miliardi di sterline.

Investitori e imprenditori

Molti italiani in Inghilterra portano la loro azienda o ne creano una nuova. Il clima è sicuramente business friendly per cui molti ne approfittano. Alcuni dati indicano come siano proprio gli italiani ad appartenere alla cerchia dei maggiori investitori in Inghilterra con un giro d’affari in crescita di oltre il 40% per un totale di oltre un miliardo in un solo triennio. Senza contare che le imprese italiane hanno dato lavoro a circa 11500 persone nell’ultimo triennio.



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