Gli italiani conquistano Londra

Gli italiani conquistano Londra. È un po' questo che emerge dal nuovo libro di Enrico Franceschi

Una piccola Italia

Londra

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Si intitola “Londra Italia” ed è edito da Laterza questo nuovo, interessante libro di Enrico Franceschini. Il famoso corrispondente per La Repubblica dalla capitale britannica, ci restituisce un interessante testimonianza degli italiani a Londra. Che sono tanti, ma tanti davvero. Molti di più delle cifre ufficiali. Procediamo per piccoli passi. “Londra Italia” parte da qualche considerazione numerica. Nel 2015, secondo quanto comunicato dal Consolato Generale, gli italiani presenti ufficialmente a Londra sono stati 250mila. E già così, Londra, secondo Franceschini ma non solo, sarebbe la quinta città italiana fuori dall’Italia. Dietro solo a Buenos Aires. Ma Buenos Aires, si sa, ha una storia antica di emigrazione italiana. A Londra, seppure di italiani ce ne siano da secoli, il fenomeno, almeno in queste proporzioni, è molto più recente.

Secondo l’autore di “Londra Italia” però il numero vero di italiani a Londra sarebbe molto ma molto maggiore. Si dice che vada da 500mila a 750mila. Un esercito davvero. Interessante, dal punto di vista del curriculum scolastico, notare che:
– il 57% è laureato
– l’89% ha un diploma di scuola superiore

Un dato questo che, dalle pagine del libro, emerge con una certa importanza. Indica infatti che, almeno a livello di percezione, Londra appare più che mai una città in cui, pur in possesso di un buon titolo di studio, si è disposti a fare gavetta e anche dura. Perché poi, con merito e impegno, qualcosa di buono succede. Franceschini racconta di una Londra che, per certi aspetti, assomiglia New York, città in cui, se davvero vuoi fare, qualcosa fai.

Una nuova geografia

Nel libro “Londra Italia” Franceschini racconta i mutamenti della composizione umana e professionale che ha, nel tempo, composto gli emigrati italiani a Londra. Se agli inizi del secolo erano effettivamente ristoratori, negli ultimi anni a Londra hanno cominciato ad arrivare (e ad avere successo) medici, avvocati, banchieri e scienziati. Una serie di professionisti che, innegabilmente, qui sono riusciti a trovare le condizioni giuste per emergere, Ma non certo senza tanta, tanta fatica. Italiani che, ora, si considerano londinesi a tutti gli effetti. E questo è un dato sociale e antropologico estremamente interessante.

Molti i casi racconati. Come quello di un giovane dottorando che adesso è a capo di un gruppo da lui scelto per ricerche di neuroscienze e diventato membro attivo del direttorio della prestigiosa Univesity of London. Ma i casi sono tantissimi, dall’amministratore delegato di Vodafon, al presidente della società che produce il giochino per telefonini più famoso al mondo, dall’editore Gallenzi ad altri.

Un libro davvero interessante anche perché racconta storie sì di persone famose ma anche di persone normalissime, che a Londra hanno trovato una condizione fondamentale: l’entusiasmo. Persone che qui hanno trovato non solo meritocrazia ma regole. E alle regole si sono perfettamente adattati smentendo anche molti degli stereotipi sugli italiani. Un libro che non nasconde le difficoltà di una città come Londra e i suoi difetti. Ma che rappresenta ancora una bella opportunità.



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